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Keftiu
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mwdaKeftiu (ma anche Keftiw o Kftw, Keft, Keftu, Kaftu, Kaftacite-ref-1[1]) è un mweqetnonimo mwegegizio, riferito ad una popolazione storicamente contemporanea, identificabile secondo alcuni nelle genti egee, e più precisamente nella mwewciviltà minoica. Tra le due civiltà sono attestati scambi sin dal 2900 a.C., successivamente proseguiti e giunti al massimo nel periodo del Nuovo Regno egizio, corrispondente al Neopalaziale minoico, intorno al 1400 a.C. Nomi analoghi, e che farebbero riferimento alle stesse genti, sono attestati anche nell'mwfaAntico Testamento: mwfqCaphtorcite-ref-2[2]; in mwggaccadico: kaptaritum; in mwgwLingua ugaritica: kptwr, kptr; e in testi in mwhaLineare B dell'isola di Cretacite-ref-3[3], su cui, tuttavia, non esiste unanimità di interpretazione: kapte (?).
Contents
• Note
• Fonti
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Keftiw: Creta e cretesi
Il termine Kftw, vocalizzato in K(e)ft(i)w, di cui sono state censite 28 attestazioni epigrafiche, tra cui la c.d. "lista egea" del tempio funerario di mwjaAmenhotep III a mwjqKom el-Hetan/Malqata, pur essendo di certo più anticocite-ref-4[N 1]cite-ref-vercoutter1956-5-0[4], fa la sua comparsa con la mwlgXVIII dinastia e viene nei moderni dizionari normalmente tradotto “Creta” seguita però da un punto interrogativocite-ref-6[5]cite-ref-7[6]. Tale termine, tuttavia, viene usato non solo per la toponomastica, ma anche per genti rappresentate nelle tombe dei nobili della XVIII dinastia in cui, a oggetti palesemente di provenienza egea, si sommano caratteri somatici e abbigliamenti del tutto simili a quelli noti da altri dipinti cretesi. Al British Museum è inoltre conservata una tavoletta in legno ricoperta di gesso, con testo in mwnwieratico; risale al Nuovo Regno, è catalogata come E5647 ed è meglio nota come "tavoletta egea" giacché propone un elenco di "nomi di K(e)ft(i)w"cite-ref-8[N 2].
Che il termine indichi comunque genti egee, e cretesi in particolare, lo si desumerebbe quasi definitivamente dalla tomba di Rekhmira (mwpgTT100), Visir sotto mwpwThutmosi III, ove sono presenti rappresentazioni parietali di tributari stranieri: nel novero dei "tributari" sono presenti esplicitamente i K(e)ft(i)w che per foggia degli abbigliamenti, nonché per i "tributi" offerti, sarebbero decisamente minoicicite-ref-9[7].
Recenti valutazionicite-ref-10[8] hanno posto in dubbio tale affermazione. Si fa infatti notare come l’assegnazione a mwsqCreta dei K(e)ft(i)w derivi, sostanzialmente, dalla interpretazione del "Grande Verde" nel mare Mediterraneocite-ref-11[9] e, conseguentemente, delle "isole" in esso esistenti come quelle (tra le altre) dell’Egeo. Se tale individuazione venisse tuttavia meno, decadrebbe di conseguenza la certezza su cui si basa l’equazione stessa. In tal senso, un primo dubbiocite-ref-duhoux2003-12-0[10] è stato evidenziato nei rilievi del tempio di mwugHatshepsut a mwuwDeir el-Bahari; qui con il termine mwva"wadj wer" (ovvero "Grande Verde") si indica palesemente "quello che bagna la mwvqterra di Punt" individuata nell'area mwvgsomala e, quindi, il mwvwmar Rosso.
Le Isole del "Grande Verde"
Si è a lungo ritenuto che con il termine "Grande Verde", o "Verdissimo", gli egizi volessero far esclusivo riferimento al mar Mediterraneocite-ref-13[11] e che, perciò, le "isole del Grande Verde" comprendessero certamente quelle egee e, conseguentemente, Creta. Recenti teoriecite-ref-duhoux2003-12-1[10], però, hanno messo in discussione tale identificazione tanto che si giunge ormai a ritenere che con "isole del Grande Verde" (traslitterazione dal geroglifico: "iww hryw ib nu w3d wr" tradotto con mwyg"Iles de la Mercite-ref-vercoutter1956-5-1[4]") si possano indicare non solo isole nel senso stretto del termine, ovvero terre circondate dal mare, ma anche le stesse "isole" costituite dalla penetrazione del fiume nel delta del Nilocite-ref-14[12] o, addirittura, le isole che si creavano annualmente a seguito delle inondazioni del fiume. La frase, peraltro, è attestata con riferimento sicuro al mare Mediterraneo solo in due occasioni relativamente recenti: il decreto di mwawCanopocite-ref-15[N 3], in cui si tratta dell’isola di Nabinaitt (ovvero mwcaCipro), che "[…] giace nel mezzo del Grande Verde […]", e la mwcqStele di Rosetta.
La Lista Egea
Particolare attenzione viene posta, per identificare la provenienza dei Keftiw, in cinque manufatti rinvenuti nell'area di mwdaKom el-Hettan ove sorgeva il tempio funerario di mwdqAmenhotep III. Qui, infatti, nell'area anticamente occupata dalla cosiddetta Corte Solare sono stati rinvenuti cinque piedistalli di statue verosimilmente del re, di cui restano solo i piedi, catalogaticite-ref-16[13] con sigle da "An" ad "En"cite-ref-17[N 4] e proprio quest’ultima base è meglio nota come "lista egea". Le basicite-ref-18[14] recano ovali merlati (simili a cartigli) sovrapposti a prigionieri con le braccia legate, e sono evidentemente liste di toponimi, di terre, o località, o città, o popoli, sotto la giurisdizione dell’Egitto:
• Bn: città-stato minori dell’area siro-palestinese, molte delle quali non ancora identificate, tra cui mwiwDamasco;
• Cn: (molto danneggiata) toponimi che, in apparenza, coprono l’area siro-palestinese e la mwjqFenicia;
• Dn: una serie di nomi non meglio identificati tra cui, forse, Aram, con riferimento agli aramei, Ashur e Babilonia
La quinta stele En costituisce, invece, la "lista egea". Mentre, tuttavia, le altre liste prevedono da 28 a 34 toponimi distribuiti sui lati delle basi, la lista egea ne prevedeva, verosimilmente, solo 17, di cui 15 (ancora leggibili) sono iscritti sul lato sinistro della base e sulla fronte mentre ulteriori due sono andati persi (il lato destro della base è anepigrafe, il posteriore è perso). Una prima particolarità riguarda le iscrizioni che, sulle altre basi, non occupano mai la fronte; nel caso della lista En, sulla fronte si trovano solo due toponimi alla destra del cartiglio del re: K(e)ft(i)w e T(a)n(a)y(u) che sono stati interpretaticite-ref-19[15] rispettivamente come toponimi della mwlaGrecia. Keftiw sarebbe, infatti, l'isola di Creta mentre Tanayu indicherebbe i mwlqDanai, ovvero i greci continentali. Gli altri geroglifici della base indicano, invece, nomi di localitàcite-ref-20[16]:
1. Amnisos (Creta, in mwnalineare B: A-mini-so);
3. mwoqKydonia (Creta);
4. mwowMicene (Grecia);
5. mwpqTebe (forse);
6. mwpwMessenia (Grecia, in lineare B: Me-za-ne);
7. mwqqNauplia (Grecia);
8. mwqwCerigo (isola greca, in lineare B: Ku-te-ra);
9. Eleia (Creta, essendo ormai quasi certamente scartata l’ipotesi che si tratti di mwrqIlio);
10. mwrwCnosso (Creta, in lineare B: Ko-no-so);
11. Amnisos (Creta, nuovamente);
12. Lyktos (Creta);
13. toponimo non leggibile.
Basandosi sull'apparente sequenza geografica, peraltro riassunta proprio nei due toponimi K(e)ft(i)w e T(a)n(a)y(u), alcuni autoricite-ref-21[17] hanno ipotizzato che la lista En conservasse il ricordo di una spedizione egizia verso il mondo egeo partendo da Creta, da est verso ovest, alla Grecia continentale e poi, attraverso l’isola di Kythera (n.ro 8), ritornando a Creta (il che giustificherebbe, peraltro, la ripetizione del toponimo cretese Amnisos, n.ri 1 e 11)cite-ref-22[N 5].
Che una spedizione nel senso, peraltro, possa realmente essere avvenuta e nel periodo corrispondente alle liste, sarebbe avvalorato dai ritrovamenti nell'area egea di oggetti iscritti con il cartiglio di Amenhotep III e/o della sposa reale mwvqTyecite-ref-23[18]cite-ref-24[19]cite-ref-25[N 6]cite-ref-26[N 7]cite-ref-27[N 8].
Riferimenti testuali
Un ulteriore, singolare, riferimento ai legami tra l’Egeo e l’Egitto si ricava da alcuni trattati medici che, sebbene in copie risalenti alla XVIII e XX dinastia, di fatto sono trascrizione di documenti più antichi, come il mw1apapiro Eberscite-ref-28[N 9], in cui si cita una "[…] fava del paese dei Keftiw […]"cite-ref-29[20], o il papiro di Londracite-ref-30[21] in cui si fa riferimento ad un "[…]incantesimo per la malattia Cananeacite-ref-31[N 10] secondo quanto dicono […] gli abitanti di Keftiw[…]".
Sempre in campo medico, si rileva la presenza, nella tomba di mw5gThutmosi IV (mw5wKV43), di una giara (ancora sigillata) che un'etichetta dichiara contenere "droga Keftiw"cite-ref-32[22].
Un altro papiro in ieraticocite-ref-33[N 11] cita la presenza nel porto di mw8qAvaris di "navi Keftiw" in costruzionecite-ref-34[23], ma la generica notazione non lascia intendere se si tratti di navi per commerciare con le terre dei K(e)ft(i)w, o di navi provenienti da quei lidi e momentaneamente in bacino di carenaggio, o di navi costruite da maestranze, e quindi con le tecniche, K(e)ft(i)w.
Le tombe dei nobili tebane
In alcune mwaqaTombe dei Nobili della mwaqeNecropoli tebana, in mwaqiEgitto, sono rappresentate scene di tributo da parte di popolazioni straniere assoggettate all'Egitto o con cui il Paese intratteneva, comunque, rapporti. In sei di questecite-ref-35[24]cite-ref-36[25]cite-ref-37[N 12] sono rappresentate scene di "tributari" indicati esplicitamente come Keftiw, o recanti elementi che li caratterizzano come provenienti dall'area minoico-cretese. Quando non esplicitamente scritto, la caratterizzazione è derivata da specifici studi sulle suppellettili recate in dono, sul vestiariocite-ref-38[26] e sulle acconciature del tutto simili a quelle riscontrabili da dipinti o statuaria cretesecite-ref-39[N 13].
Le processioni dei tributari rappresentavano la consegna di "tributi" da regioni assoggettate all'Egitto o, comunque, in rapporti con il Paesecite-ref-40[27]cite-ref-41[28]. Si ritiene, tuttavia che gli oggetti presentati dalle delegazioni Keftiw non costituissero un "tributo" nel senso letterale del termine, bensì doni da popolazioni non assoggettate, ma in rapporti commerciali o diplomatici pariteticicite-ref-42[N 14].
Nel caso della mwasuTT100 del visir Rekhmira, le "processioni tributarie" si sviluppano su cinque registri sovrapposti costituendo, di fatto, una sorta di vera e propria gerarchiacite-ref-43[29]: i primi due registri alti, popolazioni libere, con cui l'Egitto aveva rapporti diplomatici; nel terzo e quarto registro popolazioni sicuramente vassalle; nel quinto registro le popolazioni assoggettate:
• 1° registro: genti di Punt con alberi di incenso, zanne d’elefante, babbuini, scimmie ed altri animali, derrate alimentari;
• 2° registro: Keftiw che portano vasellame artistico e suppellettili;
• 3° registro: Nubiani con animali dell’Africa equatoriale (giraffe, leopardi, babbuini, scimmie,), buoi, cani, zanne d’elefante e pelli conciate;
• 4° registro: Siriani che portano animali (tra cui, ultimo a sinistra, un elefantino e, penultimo, un orso), carri, cavalli, derrate alimentari e contenitori per liquidi (olio o vino);
• 5° registro: gli schiavi, maschi, femmine, bambini, che offrono solo se stessi.
Nelle riproduzioni dei rilievi risalenti all'800, da parte dei primi esploratori, i colori sono più vividi di quanto non lo siano oggi nella realtà e, nel caso dei mwateKeftiw, colpisce il colore giallo dell'oro, unito ad una palese opulenza venale e ad una qual forma artistica dei doni che sono, a loro volta, ripartiti su tre registri sovrapposti: ceste tra cui ne spicca una contenente anelli che il geroglifico "mwatineb" qualifica come oro. Spicca, tra gli altri un rython conico, con manico, tipico di pitture parietali minoiche. Nel terzo registro, ancora suppellettili fittili ed altre di metallo prezioso tra cui spiccano, di evidente provenienza minoica, un mwatmrhyton a forma di testa di toro che poggia su una serie di lingotti "a pelle di bue", ed un vaso con coperchio in forma di testa di "mwatqkri-kri", la caratteristica "capra cretese", riconoscibile per la lunga barba. Uno dei portatori reca sulla spalla sinistra un lingotto di forma particolare, cosiddetta "a pelle di bue"cite-ref-44[N 15]cite-ref-45[30].
Rapporti Egitto-Keftiw
Prepalaziale, Antico Regno, Primo Periodo Intermedio (2900-2200 a.C.)
Sono noti rapporti tra l'Egitto e Creta fin dall'Antico Regno, corrispondente, orientativamente, al Prepalaziale cretese (2900-2200 a.C.): rinvenuti in terra cretese una zanna d'ippopotamo lavorato proveniente dall'Egitto, corniole, ametiste, sigilli in avoriocite-ref-warren128-46-0[31], vasi in pietra delle necropoli di Mokhlos o di Zakhros di concezione e derivazione certamente egizia, anche se quasi certamente prodotti localmente, o alcuni vasi di Knossos databili ad un periodo compreso tra il mwauqPredinastico e la mwauuVI dinastia. Uno dei pezzi più tipicamente egizio un mwauysistro in terracottacite-ref-47[32] proveniente dalla necropoli di Phourni ad Arkhanes che, benché non utile ad essere suonato dato il materiale, è tuttavia certamente derivante da modelli egizi a dimostrazione della conoscenza anche dell’uso di strumenti musicali di quel paese.
Protopalaziale, Medio Regno, Secondo Periodo Intermedio (2200-1700 a.C.)
Continuano a pervenire a Creta mwau4scarabei e gli artigiani locali continuano a produrne seguendo gli schemi egizi. Le decorazioni di armi e di else di spade rinvenute a mwau8Maliacite-ref-48[N 16] sono in oro molto verosimilmente proveniente dall'Egittocite-ref-warren128-46-1[31], ed ancora da Mallia, e segnatamente dal Quartier Mucite-ref-49[N 17], proviene una sfinge in terracotta che presenta caratteri di entrambe le civiltà: tipicamente egizie sono, infatti, la barba e la coda di chiara derivazione mwav0osiriaca, mentre la testa è decisamente minoica. Viene attestato, inoltre, un culto del gatto, evidenziato da un vaso in mwav4barbottinacite-ref-50[N 18], molto probabilmente importato dall'Egittocite-ref-warren128-46-2[31].
Di particolare interesse, per le interconnessioni religioso-culturali tra le due civiltà, l'assonanza, che ormai sembrerebbe appurata, tra la dea egizia mwawgTaweret e il cosiddetto "Genio minoico" di cui, tuttavia non si conosce il valore religioso in terra cretesecite-ref-51[33]. La rappresentazione del "Genio" rilevabile da impronte di sigillo su argillacite-ref-52[N 19]cite-ref-53[34] è infatti molto simile a quella della dea dei parti egizia; in particolarecite-ref-54[35] l'iconografia che vede la dea con un coccodrillo sulla schiena, iconografia che, nel caso minoico si è trasformata in una cresta dorsale. L'evoluzione di tale cresta dorsale, comparata con quella dell'iconografia della dea in Egitto ha consentito di datare i reperti minoici ad un periodo compreso tra il 1850 (l'impronta del reperto di Knossoscite-ref-55[36]) e il 1750-1650 a.C. (le impronte dei sigilli di Festoscite-ref-56[37]).
Neopalaziale/Postpalaziale, Nuovo Regno (1700-1400 a.C.)
Materiali grezzi raggiungono Cretacite-ref-warren128-46-3[31] provenienti sicuramente dall’Egitto come l'mwaycalabastro utilizzato nella produzione di vasi minoicicite-ref-57[38], altri molto verosimilmente provenienti dall'Egitto come mwaywcristallo di rocca (usato per vasi, vaghi per collane, intarsi), mway0ametiste (ancora per collane o, in un caso, per scolpire un vaso), cornalina.
Perviene inoltre anche materiale finito come i vasi in alabastro della tomba di mway8Katsamba (un sobborgo di mwazaHiraklion) con il cartiglio di mwazeThutmosi III, o il coperchio di vaso con il cartiglio del re mwaziHyksos mwazmSuserenra Khyan (XV dinastia), o l'ascia-martello cerimoniale dalla Tomba II di Poros collegabile ad esempi egizi diffusi nel Bronzo Medio ed interpretabile come un embrionale scambio di doni tra re o ancora, dalla stessa tomba, un mwazqsigillo cilindrico in mwazudiaspro verde (risalente a mwazyMM IIIB) recante le figure di un faraone egizio e di un re siriano al cospetto di mwazcHoruscite-ref-58[39]. Numerosi i ritrovamenti di oggettistica, in special modo scarabei recanti i nomi di Amenhotep III e della Grande Sposa Reale Tye. Oggetti alquanto originali, ma senz'altro di provenienza egizia, sono uova di struzzo rinvenute a Creta; giunte verosimilmente grezze, le uova vennero quindi lavorate e localmente utilizzate come mwazwrythacite-ref-59[40].
Note
Annotazioni
cite-note-4N 1. ↑ Il termine si riscontra in uno dei Papiri di Leida, e nel Papiro Medico di Londra; pur risalendo il primo alla mwaagXIX dinastia ed il secondo alla XVIII (sotto mwaakTutankhamon), si ritiene tuttavia trattarsi di testi molto più antichi risalenti, secondo Spiegel e Vercoutter, alla mwaaoV o mwaasVI dinastia.
cite-note-8N 2. ↑ La tavoletta (cm. 14x25), che presenta 3 linee scritte su un lato e 9 sull’altro, contiene tuttavia anche nomi tipicamente egizi, come S(en)n(e)f(e)r.
cite-note-15N 3. ↑ Il nome della località deriva dal toponimo egizio Kha-Nub (luogo dell’oro, con riferimento alla ricchezza dei commerci che vi si svolgevano). La stele, scolpita con un decreto dei sacerdoti egizi in onore di mwabiTolomeo III Evergete, risale al 238 a.C.; l’iscrizione è riportata in geroglifico, mwabmdemotico e greco, e cita encomiasticamente, i meriti del Faraone.
cite-note-17N 4. ↑ H. Sourouzian e R. Stadelmann, attuali scavatori del sito, hanno di recente rinominato le stele con la sigla "PWN" seguita dai numeri romani da I a V (nello stesso ordine delle lettere e, perciò, la “lista egea” è la PWN-V).
cite-note-22N 5. ↑ Secondo una ipotesi molto accreditata, si sarebbe trattato di una missione diplomatica egiziana destinata a portare "il soffio della vita" alle popolazioni collegate al Sovrano regnante Amenhotep III. Tale menzione, peraltro, sembra essere confermata nelle righe che sovrastano la serie di "prigionieri" là ove si legge, tra l’altro (Edel e Görg 2005, traslitterazione e traduzione confermata da Stannish): "[…] le grandi potenze straniere (del nord e del sud)[…] convergono sulle ginocchia in un sol posto, così che il soffio della vita possa loro essere dato, portando tributi sulle loro spalle […]"
cite-note-25N 6. ↑ Nell’area egea sono molto rari i ritrovamenti di oggetti iscritti con cartigli reali prima della XVIII dinastia; dei 21 rinvenuti, ben 12 recano i cartigli di Amehotep III e della sposa reale Tye.
cite-note-26N 7. ↑ Elenco riassuntivo dei ritrovamenti in E. Cline 1987, Tabella 1, p. 24: 6 a Micene; 1 ad Aetolia; 1 a Knosso; 1 Hagia Triada; 1 Kydonia; 1 Cipro.
cite-note-27N 8. ↑ Rinvenimenti di oggettistica intestata ad Amenhotep III e/o alla Sposa Reale Tye a Creta: Scarabeo in mwacmfaience con mwacqcartiglio di Amenhotep III (tomba n.ro 4 a Knossos); scarabeo in mwacusteatite della Sposa Reale (tomba n.ro 5 ad mwacyAya Triada); scarabeo in faience (a mwaccKydonia).
cite-note-28N 9. ↑ Papiro medico, scritto in ieratico, risalente al ~1550 a.C., oggi conservato presso l’mwacsUniversità di Lipsia in Germania. Verosimilmente si tratta di un testo notevolmente più antico, forse della mwacwX dinastia, che contiene oltre 800 rimedi e formule magiche.
cite-note-31N 10. ↑ Potrebbe verosimilmente trattarsi della "lebbra lepromatosa", o la "mwadamalattia di Hansen", di cui si tratta nel Levitico e che (Bardinet 1988, pp. 3 e sgg.) avrebbe colpito sporadicamente anche il delta.
cite-note-33N 11. ↑ Quindici linee di testo in inchiostro nero e rosso, oggi al mwadqBritish Museum, cat. BM 10056)
cite-note-39N 13. ↑ La produzione "letteraria" minoica è decisamente molto scarsa e, aldilà dell'interpretazione ancora impossibile per i testi in mwaeelineare A, limitata a documentazioni di carattere amministrativo-contabile. Per quanto riguarda la statuaria, si consideri che la statua più grande rinvenuta a Creta, il mwaeiKouros di mwaemPalaikastro, statua composita originariamente in oro e avorio da zanne di ippopotamo verosimilmente provenienti dall'Egitto, raggiunge i 50 cm.
cite-note-44N 15. ↑ La strana forma, ed il peso, di questi lingotti di rame variano nel tempo con particolare accentuazione proprio delle "corna" angolari. Proprio da tale allungamento si tende ad individuare, peraltro, il periodo storico di datazione. Si è a lungo discusso della particolare forma giungendo alla conclusione che essa deriva non tanto dal voler imitare una pelle di bue, quanto alla praticità del trasporto da parte di almeno due persone
cite-note-49N 17. ↑ Edificio D, stanza 4. Il Quartier Mu è uno dei quartieri in cui si suddivide il Palazzo di Mallia in cui sono state trovate botteghe artigiane distrutte da un incendio e ancora contenenti oggetti tra cui un pugnale con l'impugnatura in oro traforato, ceramiche varie, documenti contabili-amministrativi non attestati in altri contesti abitativi.
cite-note-50N 18. ↑ Rinvenuto nel 1971 nel Quartier Mu di Mallia da mwafyLouis Godart in ambiente cultuale.
cite-note-52N 19. ↑ HM 202 da Knossos (forse MM IIB); CMS II.5 321 e CMS II.5 322 da Festos (MM IIB).
Fonti
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Collegamenti esterni
• mwa0e(EN) mwa0iThe Admonitions of Ipuwer, su reshafim.org.il. URL consultato il 10 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2013). Traduzione del papiro 344 di Leida (NB il numero del papiro è indicato erroneamente come 334).